lunedì 31 gennaio 2011

Addio, mia amata Juve. È finita un'era (A-Team su LaStampa.it)

A questo punto le disamine tecniche non servono più. Stiamo assistendo a un evento epocale ed è inutile soffermarsi sui dettagli del contingente, sulle miserie dell’hic et nunc. Dobbiamo prenderne atto e riconsiderarci. Scrivo con i polpastrelli che grondano sangue, ma sono costretto ad ammetterlo: dopo 110 anni e rotti, siamo diventati una provinciale. Di lusso, grazie ai suoi 10 milioni di tifosi, ma pur sempre una provinciale.

La storia del calcio è piena di queste parabole. Squadre importanti, blasonate, con coppe e scudetti in bacheca che, improvvisamente, scompaiono. Implodono.

Per noi l’implosione è stata Calciopoli, ovvio. Ma anche quattro scellerati anni di gestione fallimentare, che dalla cacciata di Deschamps a oggi non ne ha imbroccata una. Uno scempio senza soluzione di continuità. Possiamo discutere quanto si vuole coi se e coi ma. Personalmente, ritengo che con quello che è stato speso dalla promozione, saremmo potuti risorgere anche dopo la legnata della serie B, ma è un’opinione come tante. Troppe.

Quel che vale davvero è che la F.C. Juventus non è più quella che amavamo. Impareremo ad amare anche questa, esclusa per chissà quanto dalla nobiltà calcistica, ma non nel ricordo di quella dei trionfi in Italia, in Europa e nel mondo.

Ve lo ricordate il Borussia Dortmund che ci portò via la Champions nel 1997? Dopo anni di anonimato, tre anni fa quasi retrocedeva. O l’Olympique Marsiglia che accecò il Milan di Galliani? Da dieci anni non vince nulla. Il Feyenoord ormai è una squadra capace di perdere 10-0 col Psv. Il Nottingham Forest, che pure vinse due Coppe Campioni a fila, ormai traccheggia tra Championship e League One (le serie B e C inglesi). Per tacere delle vere meteore tipo Stella Rossa e Steaua.

Il mio augurio, a questo punto, è di avere la chance che ha avuto l’Aston Villa, campione d’Europa 1982, acquistato da Randy Lerner, già boss della franchigia NFL dei Cleveland Browns. Non stanno vincendo lo stesso, ma almeno la speranza ora loro possono coltivarla.