giovedì 8 marzo 2012

Conte, dacci un cazzotto

Mancavano 13 partite e ora abbiamo 13 vittorie e 13 pareggi. I gol subiti sono 17. Chi non è superstizioso alzi la mano.

Ma sono altri i numeri che devono far riflettere. Sono più vicini i due punti del Milan o i quattro della Lazio? A giudicare dalla prova di ieri e da quella malcelata isteria in campo e fuori verrebbe voglia di guardarsi le spalle, che di uno come Reja non c'è da fidarsi.

Personalmente però sono ancora iscritto al club del bicchiere mezzo pieno. Con 12 partite da giocare, a due punti da un Milan che all'Emirates Stadium ha dimostrato che di imbattibile c'è soltanto la speranza, io me la voglio giocare.

Conte deve cambiare subito registro: dimenticarsi la nenia del “ricordatevi da dove arriviamo” e cominciare a indicare dove potremmo arrivare. Basta guardare il passato, abbiamo bisogno di un conducator che ci indichi il futuro. Che indichi laggiù, dove già s'intravede lo striscione d'arrivo e tiri fuori a tutti (giocatori, società e ora pure ai tifosi sfiduciati) la grinta, la cattiveria, la voglia disperata che spesso riescono a supplire a tutte le carenze.

Anche a quelle di un attacco che ormai è più astinente di un asceta. Che poi abbia segnato Vucinic (alleluja) è un cascame statistico: prima o poi quello che non accade per troppo tempo, arriva anche senza volerlo. Però tutta questa fatica per metterla in porta mina la psiche.

Guai ad arrendersi. Giù la testa e pedalare in salita come se si fosse in discesa. Ci aspettano due trasferte che, in salute, dovrebbero allarmare solo per il nome, non certo per l'effettiva qualità dell'avversario. In questo momento, però, il nemico più difficile da battere siamo noi stessi.

Ecco perché serve un bel cazzottone di Conte (e non agli arbitri: basta). Non ci si può afflosciare come un souffé proprio adesso. Un altro passo falso e davvero dovremo distrarci dal Milan per concentrarci sulla Lazio.