giovedì 19 maggio 2011

Benvenuto, maestro di vittorie


Salvo cataclismi, Andrea Pirlo, abbinate a quelle nere indosserà anche le strisce bianche, dopo le azzurre e le rosse. Così, con Buffon, Grosso, Barzagli, Toni e Del Piero, diventa il sesto campione del mondo 2006 nella Juventus 2011. Il dato temporale stride, perciò, salvo voler organizzare nel nuovo Delle Alpi un memorial Mundial, c'è da aspettarsi che qualche altro reduce di Berlino stia facendo le valigie.

Che Pirlo sarà? Quest'anno non l'abbiamo mai visto giocare. Non perché s'è riposato, ma per due gravi infortuni, di cui uno al ginocchio: roba brutta per un calciatore con 18 stagioni di attività nelle gambe. Fabio Capello sentenzia che un Pirlo sano fa la differenza. E calca sull'aggettivo “sano”. Questa è infatti l'incognita vera di una scommessa al buio.

Marotta e Paratici puntano forte su un piatto che non ha mezzi termini, nel poker texano è un all-in: o vincono tutto o si alzano dal tavolo e salutano. Perché ingaggiare un 32enne reduce da una stagione così è un bell'azzardo e un nuovo fallimento non sarebbe loro perdonato.

Tuttavia, questa volta punto con loro. Innanzi tutto, perché non posso immaginare che la nuova Juve verrà modellata su Andrea Pirlo. Poi, perché è pur vero che i palmarès non vanno in campo (sennò Pelé giocherebbe ancora), ma l'abitudine a vincere è contagiosa. E in questa Juve ce n'è un gran bisogno.

Se si escludono Buffon e Del Piero, tutti gli altri trenta compagni messi insieme non raccattano un decimo della bacheca di Pirlo. Come dissi un anno fa, leggendo i nomi dei nuovi arrivi tutti col palmarès immacolato, per vincere bisogna prendere gente che sa come farlo. Tanto per fare un esempio di cronaca, guardate che fine ha fatto il Napoli, quando si è cominciato a fare sul serio. Nessuno sotto il Vesuvio sa come si vince, a Milano tutti.

Perciò, benvenuto Andrea, leader che fa parlare i piedi, per dirla alla Lippi. Speriamo sia un buon maestro. E, soprattutto, che non lo lascino solo in cattedra, perché allora sì sarebbe inevitabile perdere l'ennesima scommessa.