martedì 25 gennaio 2011

Revisionismo morattiano

In un paese dove il revisionismo storico è assurto ad artistico esercizio di fantasia, non mi meraviglia, durante un’occasione istituzionale sentir dire al Presidente dell’Inter: “Il fatto che l'Inter abbia vinto dopo Calciopoli dimostra quanto questa sia stata una vera truffa per il calcio italiano, una prova in più di quanto stava accadendo”.

Quello che, invece, mi sconcerta è che l’occasione istituzionale si sostanziava in un seminario di aggiornamento per giornalisti sportivi a Coverciano e nessuno dei partecipanti abbia sentito il dovere di rilevare al conferenziere che stava platealmente confondendo la causa con l’effetto. Insomma, o in molti s’erano distratti al buffet o a Coverciano ti allenano a fare il reggi-microfono.

La tesi di Massimo Moratti avrebbe anche potuto avere un riscontro scientifico, se solo l’Inter avesse vinto il campionato 2006-2007 schierando questa formazione: Julio Cesar, Cordoba, Materazzi (Zé Maria), Samuel, Favalli, Figo (Recoba), Cambiasso, Pizzarro (Cruz), Stankovic, Adriano. Che è quella che il 2 ottobre 2005 perse 2-0 a Torino (Trezeguet, Nedved) e il 12 febbraio 2006, con pochi ritocchi, perse in casa 1-2 (Ibra, Samuel, Del Piero).

Ovvero, inoppugnabilmente, si sarebbe dimostrato che senza Calciopoli quella stessa Inter che prima prendeva 15 punti di distacco (e la stagione prima ancora 14, e quella ancora prima 23 dal Milan e 10 da noi), dopo avrebbe vinto. Senza cambiare le condizioni.

Invece, l’anno successivo, scese in campo – è bene ricordarlo: senza avversari – dopo una campagna acquisti generosa e improbabile: Maicon, Maxwell, Crespo e – soprattutto – Patrick Vieira e Zlatan Ibrahimovic. Due che, in condizioni normali, avrebbe visto solo sull’album delle figurine Panini.

Si dirà: Moggi condizionava il mercato di tutti, quindi era impossibile fare una campagna acquisti decente. Ma da qui ad acquistare quelle che oggi lo stesso Moggi, arrotondando per eccesso d’ottimismo, definisce “mezze pippe”, ce ne passa. Perché ora l’artistico revisionismo ci dimostrerà che l’Inter acquistava solo i Ronaldo e i Figo, ma a qualche eremita sarà concesso di ricordare che la lista era assai più lunga.

Segnateveli che fra un po’ non se ne troverà più traccia: Farinos, Dalmat, Georgatos, Vampeta, Gilberto, Rambert, Sforza, Karagounis, Wome, Zé Maria, Solari, Hakan Sukur, Sorondo, Sergio Conceiçao, Emre, Zé Elias, Lamouchi, Guglielminpietro, Kily Gonzales, Coco, Carini. Chissà quanti ne scordo, ma non l’indimenticabile Gresko. Senza contare gli ex-campioni tipo Batistuta o i colpi di mercato come le cessioni al Milan di Pirlo e Seedorf e al Real di Roberto Carlos.

Non per nulla, in tempi non (meno?) sospetti, il Presidente Gentiluomo provò a ingaggiare proprio Belzebù Moggi. Me lo rivelò l'interessato nell'aprile del 2006 e lo riportai in Moggi Bianco & Noir. Una confessione che ebbe grande risalto e rimbalzò su tutti i giornali. Non venne mai smentita. Eccola:

“Nel mio giro d’Italia manca Milano, eppure ci sono andato spesso così vicino. Questo non lo sa nessuno e vorrei che lo tenessi per te: conservo ancora in cassaforte il contratto con l’Inter firmato nel ’98. Perché saltò il mio trasferimento alla corte di Massimo Moratti? Non avevo ancora preso servizio ufficialmente, che vengo a sapere che il Presidente ha intenzione di vendere Francesco Moriero. Io mi attivo, faccio una serie di colloqui e in quel periodo ero in ottimi rapporti col Middlesbrough, a cui un anno prima avevo venduto Fabrizio Ravanelli. Il “Boro” mi sigla un pre-accordo per una cifra mostruosa. Orgoglioso, chiamo Sandro Mazzola, che era direttore sportivo dei nerazzurri, perché non voglio fare quello che lo scavalca e anzi gli propongo di venderselo agli occhi del Presidente come un suo colpo: “Comunica pure che abbiamo concluso un affarone”. Al che, demoralizzato, Sandro mi comunica che Moratti, con un’iniziativa personale, ci ha ripensato e ha confermato il contratto al giocatore il giorno prima. Così ho capito che l’Inter non aveva bisogno di uno come me e, se mai fossi stato tentato di dimenticarmene, ho conservato il contratto per ricordarmelo. Mi è servito anche quest’anno, quando l’Inter ha contattato Capello e me.”