lunedì 17 gennaio 2011

Tra 1 e 12 una grana da risolvere al volo (A-Team su LaStampa.it)

Un buon brodino, essenziale per non perdere il treno visto che tutte, fuorché il Milan (fuori portata) e Napoli, in un modo o nell’altro hanno vinto. Se anche le sviste arbitrali cominciano a prendere il senso unico verso le grandi (grazie ai fuorigioco “impercettibili”, questo weekend sono state beneficiate Inter, Roma e probabilmente Lazio, in quelli precedenti il Milan), allora vuol dire che è questo il momento dove si comincia a fare sul serio. Aver vinto è stato basilare.

L’involuzione di gioco è tuttavia lampante. Fino alla partita con la Lazio (16° giornata), si costruivano almeno 5 o 6 palle gol a partita. Poi amen se non si segnava, ma le occasioni fioccavano. Da allora il motore s’è grippato e, quando si segna (4 gol in 4 partite), lo si fa in maniera casuale. Stavolta grazie al solito capolavoro del Capitano e a una sventola di Aquilani su palla vagante. Insomma, poche idee ma confuse.

Che è l’aria che si respira anche nella gestione dello spogliatoio. Dopo il caso Sissoko, che per Delneri è diventato improvvisamente indispensabile, cova sotto le ceneri quello dei portieri. Storari, pur mantenendo un profilo lodevolmente defilato, è arrabbiato come un puma e avrebbe esplicitamente chiesto la cessione immediata. La Società non ci sente, ma la causa del malumore è soltanto sua.

Quando il portiere venne prelevato per l’insensata cifra di quasi 5 milioni di euro, gli vennero fatte quelle promesse e rassicurazioni, che spiegano anche l’uscita del Mister di un solo mese fa: “Buffon dovrà dimostrare di meritare il posto da titolare, perché qui non c'è nessun atto dovuto nei confronti di nessuno”.

Dichiarazione presto rimangiata, visto che Gigi è tornato (logicamente) titolare, nonostante col Catania non è che abbia dimostrato nulla che già non fosse conclamato. E cioè che la sua presenza è indispensabile non soltanto per quello che fa tra i pali, ma anche per il carisma che emana (avete visto come ha esultato al gol di Alex?).

La presa di posizione di allora, alla luce di quanto sta succedendo oggi, rivela un quadro di preoccupante confusione anche nella gestione degli uomini. Questa, sia chiaro, non è responsabilità del solo Delneri, probabilmente non abituato a gestire campioni (ai quali, se si chiamano Buffon e hanno seguito la Juve in B, l’atto dovuto glielo si deve garantire, eccome), ma soprattutto di chi evidentemente era convinto di poter vendere Buffon, tra agosto e oggi, nonostante giacesse in barella.

Errori di inesperienza di una nuova dirigenza a cui va concessa una fase di rodaggio? Va bene, ma intanto le grane vanno risolte e quella di un numero 12 al quale fino a ieri si garantiva l’1 è un elemento di forte tensione. Lo si risolva al volo, prima che diventi esplosivo.