lunedì 9 maggio 2011

L'oligopolio non fa bene al calcio

Con le vittorie nel weekend contro Chelsea (2-1) e nel derby con l’Espanyol (2-0), Manchester United e Barcellona si aggiudicano di fatto Premier e Liga, confermando il trend degli ultimi anni, secondo il quale chi va in finale in Champions vince anche in casa.

Oramai si viaggia a colpi di doppiette e triplette. È il caso dell’Inter della scorsa stagione, del triplete del Barcellona dell’anno prima e della doppietta del Manchester di quella prima ancora.

Tendenza che sarebbe stata confermata anche in caso di risultato invertito in Europa (spesso le finali si vincono per gli episodi), perché quest’anno chiunque vinca fa doppietta, lo scorso anno a Madrid arrivarono Inter e Bayern con la doppietta domestica già in tasca e lo stesso accadde a Roma nel 2009 quando il Barça conquistò il triplete contro il ManU già campione inglese e di Coppa di Lega. Nel 2008 non poté esserci una sfida tra vincenti del proprio campionato soltanto perché si incontrarono ManU e Chelsea, che comunque conclusero prime e seconde in Premier.

È soltanto un dato statistico? Non credo. Mi sembra piuttosto una radicalizzazione del potere sportivo in pochissime mani, che tendono ad arraffare tutto. Non fa di certo bene allo sport, ma senza adeguati correttivi (tetti degli ingaggi, spalmatura più equa dei diritti televisivi, revisione delle norme finanziarie e di equità fiscale) non c’è alternativa.

Finché la tendenza si incancrenirà e dai duopoli nazionali dei maggiori campionati europei (e in Italia il rischio è ancora più alto, come si è accorto Mario Sconcerti sul Corriere di oggi, perché ristretto al derby di una sola città), si giungerà a uno strettissimo oligopolio della Champions, che è già in atto ma che rischia di restringersi a tre o quattro squadre al massimo. E, allora, sarà ben difficile trovarci delle italiane.