domenica 20 febbraio 2011

Sognavo un allenatore (A-Team su LaStampa.it)


  • Sognavo un allenatore che alla vigilia del match con una neopromossa e/o pericolante non s’azzardasse a definirla “partita della svolta”.
  • Sognavo un allenatore che dopo 8 mesi sapesse dare un gioco alla squadra.
  • Sognavo un allenatore che, dopo una vittoria prestigiosa ma senza gioco, non s’azzardasse a dichiarare “il terzo posto è alla portata”.
  • Sognavo un allenatore che non s’azzardasse a dichiarare proprio nulla, perché ogni volta che fa proclami poi son sberle.
  • Sognavo un allenatore che, dopo 24 ore da “il terzo posto è alla portata”, non uscisse con la paradossale dichiarazione: “forse dobbiamo fare più silenzio, e pedalare”, riferendosi ai suoi giocatori.
  • Sognavo un allenatore che se gli avessero espulso il portiere non avrebbe tolto un’ala, ma un terzino, schierando la difesa a tre e continuando ad attaccare, da grande squadra.
  • Sognavo un allenatore che, senza aver fatto un tiro in porta contro la difesa più battuta del campionato, non andasse in sala stampa a dire che “abbiamo sbagliato totalmente l'approccio, giocando con atteggiamento presuntuoso”, come se l’approccio non spettasse a lui, ma calasse dall’alto dei Cieli come lo Spirito Santo.
  • Sognavo perfino un allenatore spocchioso, borioso e vincente che, lui sì, si crede lo Spirito Santo.
  • Sognavo un allenatore che, dopo una sconfitta bruciante e umiliante, fumasse rabbia dalle narici e mettesse a soqquadro lo spogliatoio, inchiodando al muro tutti i giocatori. Ma senza far trapelare nulla.
  • Sognavo un allenatore che desse le chiavi del centrocampo bianconero a Felipe Melo. E che quell’allenatore fosse dell’Ascoli.
  • Sognavo un allenatore a cui bastasse osservare due contropiedi avversari 4 contro 1 per rendersi conto del fallimento di 8 mesi di messa a punto difensiva.
  • Sognavo un allenatore capace di urlare l’indignazione per tutti i vergognosi favori regalati alle milanesi.
  • Sognavo un allenatore.
  • Mi sono svegliato a Lecce.