lunedì 21 marzo 2011

Il Capitano non si tocca. Ma solo a Roma, purtroppo (A-Team su LaStampa.it)


Dopo i gol di questa domenica si sprecano i parallelismi tra Alex Del Piero e Francesco Totti, i due grandi e inimitabili vecchi del calcio italiano. Carriere parallele, dai gol agli spot televisivi, hanno effettivamente accomunato due monumenti, reduci di un modo di interpretare lo sport che con grande probabilità non vedremo mai più.

Un dato però non è stato sottolineato ed è quello che ha differenziato in modo profondo la loro carriera. La Roma giallorossa ha un solo, vero credo che si riassume in un brocardo che potrebbe essere inciso nello stemma societario: “er Capitano nun se discute, se ama”. Questo vale per tutti e chi prova a tradire il sentimento, chieda a Claudio Ranieri quel che succede.

Il nostro, invece, il Capitano vero, è sempre discusso. Una carriera sotto esame. Per quel che ricordo, è da quel maledetto infortunio di Udine del 1998, che i dubbi su di lui ritornano ciclicamente. Io stesso, in tempi passati, mi son schierato apertamente con coloro che temevano che Alex potesse diventare un tappo sulle nuove generazioni di campioni. La sua presenza è spesso vissuta come ingombrante e, temo, non soltanto in campo.

Anche perché è un uomo intelligente e chi usa il cervello bene quanto i piedi da fuoriclasse dà fastidio. L’ultimo caso è rappresentato dal video della “firma in bianco”, che ha fatto arricciare più di un naso in Società, ma che è stato uno splendido grimaldello per scardinare una situazione di empasse.

Da Capello al solito Ranieri, per arrivare addirittura a Delneri, una pletora di allenatori non ha riconosciuto a Torino quel che è un dato di fatto a Roma: e il Capitano l’hanno discusso, eccome. Se devi sceglierne due tra Del Piero, Zidane e Inzaghi, si può ben capire che un Alex non in forma finisca in panchina, ma riesce difficile darsi una spiegazione se l’alternativa sono Iaquinta, Pepe o Toni.

In questa Juve Del Piero dovrebbe uscire dal campo soltanto quando lo decide lui, invece l’allenatore ci informa che “gioca, perché adesso sta bene”. Altrimenti, ne deduciamo, giocherebbe Martinez?

Eddai, un conto è non amarlo, un conto è pure discuterlo, il Capitano, un altro è però vivere su un pianeta dove il pallone è quadrato.

P.S. E, a proposito di palloni quadrati, desidero chiedervi un aiuto psicologico. Sto davvero dando fuori di matto e sono solo io a pensare che Giorgio Chiellini, piantato lì in mezzo all’area, sia una tassa che non siamo più in grado di pagare? Perché, se è così, vado a farmi vedere da uno bravo.

Ma, se tanto folle non sono e la visione è condivisa, organizziamoci: che so, firmiamo una petizione per rimetterlo sulla fascia. Cuore, grinta, voglia ne ha da vendere, ma la foga gli fa sbagliare tutti i movimenti. La situazione critica di Gigi Buffon, che non capisce più che cosa gli sta per combinare la difesa, è dovuta per la maggior parte proprio alla perdita della bussola di Giorgione. Se gli vogliamo bene, salviamolo da se stesso.