lunedì 2 aprile 2012

Nelle mani del dio del calcio (A-Team su LaStampa.it)

Incredibile poter pensare che una Juve così bella, spavalda, divertente, potente, superiore possa non vincere lo scudetto.

Quando Quagliarella, tirando da dietro la linea del centrocampo, ha fatto venire i capelli bianchi a De Sanctis mettendo la palla leggermente larga, José Altafini che avevo al fianco mentre commentava per il 3D, s'è lasciato andare a questo commento: “Il dio del vento avrebbe dovuto spingere la palla di qua, invece di farla andare di là”.

Io aggiungo che il dio del calcio dovrebbe spingere la Juve in cima, perché se lo merita. Altro che gol-non gol, polemichine e polemichette.

Un gioco così completo, spettacolare ed efficace in Italia non se ne vede. Abbiamo messo in fila Fiorentina, Inter e Napoli: dieci a zero. E in mezzo l'eliminazione del Milan in Coppa Italia. Nelle ultime quattro partite il Napoli aveva segnato 12 volte, allo Stadium non ha mai tirato in porta.

Difficile trovare un difetto nella serata. Ma se vogliamo notare una piccola ruga sul viso di Cleopatra, io non ho digerito i fischi a Borriello. Attaccare un giocatore mentre esce dal campo è una vigliaccata. Se lo si fa mentre gioca lui può rivalersi, cercare gli stimoli per ricacciarli in gola ai critici. Se lo si fa mentre viene sostituito è una coltellata nella schiena.

A che serve? Non è nemmeno degno di una squadra come quella che stiamo applaudendo. Io preferisco di gran lunga incitarli. Tutti. Perché per quello che sto vedendo sono sinceramente grato. E sono grato pure al Milan: per il momento, di averci dato Pirlo (ancora non riesco a crederci). Più in là chissà, se il dio del calcio ci ascolterà, magari anche per altro.