mercoledì 25 aprile 2012

A Cesena col braccino, ma grazie Marco (A-Team su LaStampa.it)


Per tutto il primo tempo una Juve col braccino. Che non è quello di Moras, che ci ha dato il secondo rigore a fila sbagliato da Pirlo (tocco in area, non in area? Questione di lana caprina). E non è neanche quello di Nesta sul tiro di Kucka (rigore colossale, ma passerà in sordina, vedrete: fosse successo in area juventina, titoli grandi così). È il braccino di chi sente il traguardo vicinissimo e non riesce a piazzare lo smash cattivo e vincente.

Ma è anche il braccio, anzi le manone di Antonioli, classe 1969, che come spesso gli accade contro di noi ringiovanisce di vent'anni. A me questo tipo di atleti e, soprattutto di uomini, mi commuovono. E ne applaudo l'esempio.

E poi nel secondo tempo, ecco la mano di Conte. Dentro Borriello. Una mossa che non uno dei nove (11? 14? a seconda di chi fa la statistica) milioni di juventini avrebbe fatto, escluso lui. Ecco perché tutti gli italiani sono potenziali c.t., mentre sulla panchina della Juve c'è solo lui.

È fantastico come soppesi i suoi giocatori in settimana e sappia sempre chi mettere, senza guardare in faccia nessuno o senza ascoltare false sirene. Marco Borriello l'unico fischiato dallo Stadium negli ultimi tre mesi ha segnato un gol che pesa come dieci, scaccia le streghe e ci porta a tre vittorie dallo scudetto.

Così anche l'unica macchia viene cancellata da questa stagione: nessuno più contesterà il nostro pettinatissimo numero 22 e, se tutto andrà come deve, le prossime due partite casalinghe saranno un – meritato – trionfo anche per lui.

E ora tutti in gita fuori porta a Novara. Lasciate le titubanze, ragazzi: San Siro è a pochi chilometri da lì. Facciamogli sentire l'onda d'urto della nostra voglia di vincere.