domenica 20 novembre 2011

Tardelli, Gerrard, Lampard? Marchisio (A-Team su LaStampa.it)

Il calcio sa essere logico. Il Palermo è arrivato a Torino senza punte e senza punti. Pinilla ed Hernandes per una squadra così significano molto, come molto significava aver raccolto in trasferta un unico, misero pareggio e quattro sconfitte, senza uno straccio di gol. Pure la statistica gli giocava contro: aver vinto le ultime tre partite a Torino accorciava radicalmente le possibilità di proseguire un'improbabile striscia.

Con queste premesse non sorprende il 3-0 finale, nonostante nel primo tempo Gigi Buffon abbia avuto l'occasione di ricacciare in gola ai tanti gufi le critiche su un possibile (ma lontanissimo) declino. Il più forte d'Italia è ancora lui, non lo discuto nemmeno più.

Tardellix è già un soprannome che comicia a girare per Claudio Marchisio. Oggi non mi pare più azzardato associarlo al grande Schizzo: finalmente gioca nel ruolo più congegnale (ma ci voleva davvero l'arrivo di Conte per capirlo?) e, per qualità e continuità, sta diventando uno dei centrocampisti più forti d'Europa.

Personalmente, lo vedo come un felice incrocio tra Steve Gerrard e Frank Lampard. Qualità e visione di gioco sommata a un numero impressionante di palle recuperate e di chilometri percorsi. Mi sembra di constatare che anche gli stessi compagni comincino a trattarlo in campo col rispetto riservato a quelli veri, quelli che ti fanno vincere.

Un indizio risiede proprio nell'azione del suo quinto gol di questa stagione (media impressionante, da bomber più che da centrocampista). Sul passaggio di Vucinic, infatti, Matri ha tagliato con i tempi perfetti e, in questi casi, è davvero difficile che una punta di ruolo si privi del tiro quando si trova col pallone in mezzo all'area. Alessandro, invece, ha preferitofare velo per favorire l'inserimento Marchisio. Segno che di lui ci si fida e che ha il carisma giusto per pretendere un velo anche da un attaccante che quando vede la porta come pochi.

Infine, mister Conte invita a non leggere la classifica. A me, sinceramente, riesce difficile: essere primi, con una partita in meno regala una dolcissima vertigine. Quanto al gioco, credetemi, in Italia di gente che gioca meglio proprio non ne vedo.

P.S.: a Martinello, assiduo partecipante al forum di A-Team, un abbraccio e le mie più sincere condoglianze per la perdita della mamma.