domenica 11 settembre 2011

God bless Andrea Pirlo (A-Team su LaStampa.it)

Non so che significhi questo 4-1 in prospettiva. Forse poco, forse niente, ma so che lo scorso anno abbiamo cominciato perdendo a Bari, mentre oggi ho visto una squadra attaccare anche sul 4-0. Poi, proprio per questo, s’è presa un gol e, soprattutto, il rosso di De Ceglie, ma è un segnale che, comunque se lo rigiri, mi piace.

Per il resto, direi che la sintesi più macroscopica del rapporto tra la Juve di Delneri e questa di Conte è che lo scorso anno il gioco veniva impostato da Felipe Melo, oggi da Pirlo. Sportivamente parlando, è come essere guariti da una brutta malattia. (Se in altra occasione vogliamo, possiamo pure impegnare ore per provare a spiegarci come solo si potesse pensare dare il boccino in mano a uno come il brasiliano, ma oggi no: non voglio rovinarmi la giornata).

Detto questo, oggi non si poteva che vincere. Il Parma pareva saperlo ed è entrato nel sempre più galvanizzante Juventus Stadium con l’entusiasmo del capretto sacrificale. Il resto l’ha fatto il dodicesimo uomo in campo, che sarà anche una definizione retorica, ma una cosa è giocare in un catino vuoto con lo spettatore più vicino che intuisce la palla solo se ha il binocolo, un’altra con la gente che se allunga il braccio ti piglia a schiaffi.

A spanne, io dico che questo stadio ci porterà almeno cinque o sei punti in più. Gli altri vanno fatti con una squadra che, non ci piove, rispetto a quella dello scorso anno ha un tasso tecnico neppure comparabile. E, nel calcio almeno, vince sempre chi ha classe.

Intanto, diamo il benvenuto nella sua nuova casa ad Andrea Pirlo. Finalmente un nuovo arrivo degno di cotanta gloriosa maglia. Che il Dio del calcio gli preservi la salute: il nostro campionato dipende un bel po’ anche da quella.