domenica 18 settembre 2011

E intanto siamo a +5 (A-Team su LaStampa.it)

Intanto il dato nudo e crudo: Inter, Roma e Lazio sono a -5, in attesa di vedere dove saranno Milan e Napoli. Lo sciopero sia benedetto: abbiamo evitato lo scoglio iniziale della trasferta di Udine e il calendario s’è presentato perfettamente inclinato. Mercoledì c’è il Bologna in casa, poi il Catania. C’è il vivido rischio di arrivare al match col Milan a punteggio pieno, con 12 punti.

Visto che gran parte del lavoro di Conte si concentra sull’autoconvincimento, arrivare a quel punto con una mezza dozzina di punti di vantaggio sulle più forti sarebbe davvero un “boost” mica da ridere.

Intendiamoci subito, questa squadra non è il Barcellona. Ma è altrettanto vero che questa non è la Champions League, è il campionato di Serie A, dove di squadroni e campionissimi se ne vedono ben pochi. Gli avversari non si scelgono, arrivano: perciò, se poi sono quello che sono (leggi Parma e Siena) e si vince, non si può sempre fare i Tafazzi, lamentandosi che ci vogliono altre verifiche. Questo ci danno e questo prendiamo. Insieme ai tre punti.

Vogliamo comunque entrare nel tecnico? Allora, la mia sensazione è che, al contrario delle ultime due stagioni, c’è una squadra che segue l’allenatore. Alcune sue scelte non le condivido (come insistere su un passerotto come Giaccherini o non sostituire al volo Vucinic, che si capisce subito quando non ci ha voglia, al di là dell’assist), ma gente che tira indietro la gambetta non ne vedo. Manca totalmente il suo gioco sulle fasce, ma temo che il problema stia negli interpreti. Quando ci farà vedere Krasic in campo? Con Giaccherini e Pepe tanto lontano non si va.

Pirlo allunga la striscia di migliore e sembra girare pure la difesa, che in due partite ha preso un gol solo al 93’, sul 4-0. Barzagli si sta dimostrando un ottimo acquisto, ma i progressi della fase difensiva sono in gran misura determinati da una qualità del centrocampo che, a ripensarci, quella dell’anno scorso mi fa venire i capelli bianchi dalla rabbia.

Essere fuori dall’Europa è una maledizione, ma visto che è, rendiamola un’opportunità. Le squadre che giocano più volte alla settimana stanno tutte arrancando. Scaviamo il fosso, prima che vengano eliminate (e succederà presto per quasi tutte).