martedì 28 giugno 2011

Sentimento impopolare

Nel 2005, da ministro della Giustizia, Roberto Castelli se ne uscì con questa bizzarra definizione: “la Giustizia, secondo la Costituzione, è amministrata in nome del popolo, questo hanno stabilito i padri costituenti. Il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo e ciò significa saper interpretare quel che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare”.

Di quale Costituzione non fece cenno, probabilmente disinteressato a quella italiana, che al contrario, all'articolo 10, recita chiaramente che la giustizia è “amministrata in nome del popolo” e i “giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Di “comune sentire” non ne parla minimamente, ed è ovvio: più che spesso il “sentimento popolare” è privo di nozioni giuridiche e garantiste. Ma sulle rive del Po tutto è concesso, perciò che Castelli, pur da Ministro della Repubblica italiana, se ne sia uscito con una fregnaccia monumentale non meraviglia nessuno.

Purtroppo, però, il concetto di “sentimento popolare” ha poi fatto breccia al punto che è stato unanimemente accolto nel calcio da Calciopoli in poi e introiettato così tanto dai tifosi da crederlo alla base della sentenza. Una superficiale ricerca su Google spingerebbe a credere che sia addirittura citato nelle motivazioni, ma nessun giurista al mondo (escluso Castelli, che è tutt'altro) si sognerebbe di metterlo per iscritto, neppure se lo pensasse.

La definizione, invece, fu coniata professor Mario Serio, direttore del dipartimento di diritto privato alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, uno dei cinque membri della Corte Federale. Sempre molto critico, si dimise dopo quella sbrigativa sentenza e commentò Calciopoli “come un'aberrante sentenza sull'onda del sentimento popolare”.

Ristabilita la realtà lessicale, attendiamo in queste ore che venga ristabilita anche la giustizia sportiva. Massimo Moratti parla ancora di “sensazioni” circa la congruità di tenere in bacheca uno scudetto malato. Stavolta però le impressioni non bastano: ci sono le intercettazioni che il “sentimento popolare” del 2006 ignorava (mi sarebbe piaciuto leggere come le avrebbe commentate il giornale rosa di allora, quello per cui – unico al mondo - lo scandalo era Moggiopoli).

Le probabilità che anche lo scudetto 2006 venga revocato sono molto alte. Ma la vera incognita è su che cosa succederebbe poi. Quali giochi di equilibrismo tra una prescrizione e l'altra permetterebbero a Giancarlo Abete di non infierire sull'Inter anche a livello sanzionatorio.

Il fixing del “sentimento popolare dei media” (soprattutto quelli controllati dalla forte lobby milanese) dà al momento un grande vantaggio per l'operazione “coperchio”: Moratti restituisce l'immeritato scudetto e tutto finisce lì.

La logica però va in senso contrario: se anche l'Inter verrà riconosciuta inadatta a indossare quel tricolore è perché qualcosa di poco pulito ha combinato. Toglierle uno scudetto che non ha mai vinto non è una punizione proporzionata.

Sono curioso di scoprire che cosa s'inventerà Abete. Perché da buon democristiano qualcosa se lo inventerà di certo.