domenica 23 settembre 2012

Questa Juve è come Zanardi


Per questo campionato la Juve sembra davvero troppo forte. Finirà come con Zanardi alla Maratona di New York: ci faranno fuori perché corriamo troppo veloci.

Gli altri sono allo sbando, ma i bianconeri sono addirittura migliori rispetto alla scorsa stagione. Certamente migliori nei singoli, perché se cambi De Ceglie con Asamoah il tasso si alza in automatico. Ma la vera crescita è mentale. Lo scorso anno, proprio in questo stesso periodo, avevamo scoperto il furore bianconero in dieci contro gli undici del Bologna. Finì in pareggio, ma quel  furore divenne la cifra stilistica della prima Juve di Conte. Una voglia di gol che molte volte però ci faceva diventare frenetici e ci spingeva verso la patologia del pareggismo.

Col Chievo abbiamo visto una Juve perfettamente consapevole, che pur tardando a trovare la via del gol (Sorrentino davvero granata dentro: allo Stadium si trasforma in Superman) non è andata in ansia. Un atteggiamento che riverberava sugli spalti: è stata un’attesa corale del gol. Allenatori, giocatori, pubblico: credo che nessuno abbia temuto di finire 0-0. Solo una questione di tempo.

Si è anche aperta una nuova era: quella della Juve di Conte 2.0. Sfruttando il non gradito vantaggio di avere una sola competizione, la scorsa stagione aveva imposto una squadra con undici titolari. Una formazione da snocciolare a memoria come negli anni Ottanta. Oggi si entra nell’era del turnover. Ovvero dei 16 o 17 titolari. Il segnale più forte arriva dal fatto che nessuno ha rimpianto Pirlo. Un’eventualità che pareva impossibile soltanto tre mesi fa.

La crescita dei bianconeri è costante e inarrestabile. Vediamo quanto dura. Poi, se vogliamo, soffermiamoci pure sulle pagliuzze (un Isla ghiacciato dal debutto allo Stadium e Pogba timidino nel primo tempo), ma nel frattempo, anche se è solo statistica, guardiamo anche le travi negli spogliatoi altrui: non è male vedere le milanesi perdere contro due squadre a strisce bianconere.