giovedì 6 settembre 2012

L'etica si prescrive anche per Tavaroli?


L'etica non si prescrive, blaterava Abete lo scorso luglio, allorché il Palazzi, sostenendo che l'Inter sarebbe stato perseguibile ex fantasmagorici articoli 1 e 6 del codice sportivo, sottolineava che comunque ci si poteva mettere l'animo in pace perché era acqua passata.

Ieri Tavaroli, ex capo della security Telecom, sollecitato dai due benedetti paraculi de La zanzara su Radio24, Giuseppe Cruciani e David Parenzo, ha ammesso: «Su Moggi non esisteva un dossier, ma ci fu la richiesta di verificare alcune informazioni date all’Inter da un arbitro su presunti comportamenti di Moggi. Moratti mi disse: abbiamo ricevuto queste informazioni, vogliamo vedere se sono credibili. Parte degli accertamenti vennero svolti con attività illecite».

Quando Moggi parlava di spionaggio industriale si sogghignava e ci si regalava facezie sulle sim svizzere e dell'Est. Ora sappiamo da un tribunale della Repubblica italiana che la Telecom spiava Vieri e, da questa gravissima dichiarazione, pure il direttore generale della Juventus, una concorrente diretta non in classifica (l'Inter viaggiava a 30 punti di distacco), ma sul mercato. Perché tra Società per azioni non si parla più di scudetti di cartone o meno: si parla di spionaggio industriale e/o societario. E il codice coinvolto non è più quello sportivo, ma quello penale.

Postilla.
Articolo 621 cod. pen.. Rivelazione del contenuto di documenti segreti. Chiunque, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto, che debba rimanere segreto, di altrui atti o documenti, pubblici o privati, non costituenti corrispondenza, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni.
Agli effetti della disposizione di cui al primo comma è considerato documento anche qualunque supporto informatico contenente dati, informazioni o programmi (1).
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
(1) Comma aggiunto dall’Articolo 7, L. 23 dicembre 1993, n. 547.