giovedì 16 febbraio 2012

E se Pirlo facesse il 10?

Ha già parlato Conte. L'ha fatto pure Pirlo, uno che di solito, per dirla alla Lippi, “parla con i piedi”, mentre oggi l'ha fatto con la bocca. Succede, quando prendi una ginocchiata nelle reni a tre metri dalla porta avversaria. A parti invertite tutti gli stadi d'Italia starebbero saltando al ritmo di “sapete solo rubare”.

Però francamente rimanere imbattuti ma continuando a pareggiare con le medio-piccole impone riflessioni più profonde. Che cosa non quadra in questo gioco scintillante e sterile? Perché si mantiene il totale controllo del gioco, ma non si segna mai? Non metterne una dentro contro Siena e Parma smorza di un bel po' l'impatto delle (sacrosante) recriminazioni arbitrali.

Dopo 180 minuti senza gol la forbice con i gol fatti del Milan si sta allargando pericolosamente: 45 a 33, pur con la partita in meno. Troppo.

È davvero solo questione di assenza di un apriscatole? Vucinic continua a calpestare il suo potenziale tecnico, giocando in pantofole, ma non è e non può essere lui a spostare gli equilibri di una squadra arida di reti. È in zona record negativo, ma quello positivo, in fatto di gol, non è che sia molto più in alto. Lui è una buona spalla, ma l'interprete principale in cartellone deve essere un altro. L'ho scritto fin troppe volte, non lo farò più. Promesso, Mirko.

E quindi palla a Conte. Il mister ha fatto miracoli finora, ma il salto di qualità definitivo lo deve ancora far fare lui. Deve cavare il coniglio dal cappello e trovare il colpo di genio che sparigli le carte in tavola. Un'idea potrebbe essere cambiare la posizione di Pirlo contro le piccole e spostarlo più vicino alla porta. Col Parma è stato l'unico davvero pericoloso, sia come finalizzatore sia come uomo da ultimo passaggio.

Farlo partire troppo indietro, quando si mantiene costantemente il pallino del gioco, è un lusso da cui si può prescindere. Un Pirlo alla numero dieci vecchio stampo. Per inventare e regalare al limite dell'area avversaria un pizzico di lucida follia a una squadra fin troppo quadrata.

È solo un'idea, ma qualcosa Conte deve pur inventarsi. Così non basta, purtroppo.

Il Milan? Mentre noi pareggiavamo in provincia, loro impressionavano in Europa con l'Arsenal e ora pioveranno facili i paragoni. Ma occhio: gratta gratta, con la difesa che si ritrova, la squadra di Wenger non vale quella di Donadoni. Perciò tiriamo dritti e arrivederci al 25.