lunedì 3 ottobre 2011

Il campionato è de-milanesizzato (A-Team su LaStampa.it)

Ero nell'anticamera degli studi televisivi nel prepartita di ieri con un noto corsivista economico-politico del Corriere della Sera, ci erano appena arrivate le formazioni ufficiali. Non l'avrei mai confessato in diretta per ovvia scaramanzia, ma mi è bastato scorrerle per dirgli: "A leggere i due centrocampo non c'è partita". Mi ha guardato come un marziano e allora, a scanso d'equivoci, mi sono sentito in dovere di sottolineare: "Siamo nettamente superiori".

Se da una parte schieri quattro uomini, di cui un classe 1977 (van Bommel), un 1976 (Seedorf), un Nocerino (con tutto il rispetto) e un infortunato (Boateng, in dubbio fino all'ultimo), non puoi pretendere di giocartela contro un centrocampo a cinque, dove tre (Pirlo, Marchisio e Vidal) hanno un tasso tecnico e una forma superiore.

Conte l'ha vinta prima ancora di giocarla. Questa è stata la sua notte. Ha fatto tre scommesse forti: Chiellini a sinistra, dopo una disgraziatissima settimana; il centrocampo a cinque; Vucinic unica punta. Le ha vinte tutte e tre. Se un giocatore va al casinò e infila tre numeri secchi a fila, non è più fortuna: sa come gira la pallina. E se alla roulette è illegale, sul rettangolo verde è professionalità. E un quid di classe.

Cinque giornate sono poche per le sentenze definitive, ma il campionato sembra davvero de-milanesizzato. Tre sconfitte per i nerazzurri e due scontri diretti persi per il Milan disegnano un quadro molto vicino a essere definitivo. Nelle ultime tre stagioni rossoneri e nerazzurri hanno vinto lo scudetto con quattro sconfitte in totale. La statistiche non mentono. Inoltre, si dice che rimontare una squadra è possibile, tante è difficile? Be', il Milan davanti ne ha 14, l'Inter 16.

Cambiano le gerarchie e, con tale vuoto di potere, si può infilare chiunque. Il Napoli, certo. L'Udinese, chissà. La Juve? No. L'ho dichiarato all'inizio: sono scaramantico.