domenica 27 gennaio 2013

Il rigore pesa, ma anche le assenze

Hai voglia a cercare di astrarti dall’episodio. Di trovare una via coerente e razionale di commento, magari anche di critica verso una Juve svogliata, prevedibile e sprecona. Ma è uno sforzo troppo grande e, probabilmente, ingiusto, oltre che ingenuo.

Il fallo di Grandqvist è colossale, il tipico tocco di mano, che rappresenta tutto ciò che non si può fare giocando a calcio: entrare scomposti, cercare la palla come capita e infine impedire all’avversario di giocare usando le mani (giusto dietro il giocatore genoano c’era Vucinic solo soletto).

Esercizio di stile: se un’entrata del genere fosse stata fatta a centrocampo, il signor Guida da Torre Annunziata avrebbe fischiato? Data la domanda, lascio a voi la risposta. Poi, se avete tempo, rispondete anche all’altra domanda, quelli che ci siamo fatti tutti: a parte invertite che cosa avremmo letto e sentito? Ora tocca sorbirci i sofismi sulla volontarietà.

Fatta la premessa, non trascuriamo però un primo tempo gettato alle ortiche, con una squadra che, invece di calare il briscolone dopo la sconfitta della Lazio, è scesa in campo molle e senza idee. Nessuna corsa senza palla, gioco sterile, idee poche e confuse.

Gli avversari hanno preso le misure al gioco di Conte e ora bisogna inventarsi qualcosa per rimescolare carte fin troppo chiare. Le assenze di Pirlo e Asamoah pesano, eccome. Pogba, nel ruolo di playmaker, si è nascosto ed è parso che i compagni non facessero nulla per cercarlo.

Sulla sinistra, poi, l’assenza del ghanese è al limite della vedovanza. De Ceglie, dopo aver goffamente perso Mauri nell’azione del gol laziale in coppa Italia, si è fatto bere da Kucka due volte nella stessa situazione. Poi il cross e Borriello e Marco Rossi soli sul secondo palo, con Bonucci a tenere in gioco tutti. Troppi errori, gravi, in una sola azione.

Che succede? Buffon in due partite non si è neppure sporcato i guanti e abbiamo portato a casa due pareggi per 1-1. Un campanello d’allarme che può essere ascoltato con serenità, vista la classifica. L’importante è non farsi distrarre da arbitri che, ad andar bene, sono drammaticamente scarsi.