domenica 13 gennaio 2013

Il guaio di non saper vincere senza merito

Viene la tentazione di commentare quello che succede alle nostre spalle e capire come viene spinta avanti la nostra concorrente diretta, ora che in Lega il suo presidente sembra dettar legge. Ma sono discorsi meschini e, come s’addice al blasone della mia squadra, preferisco guardare che cosa non va in casa mia.

Il tema del carico di lavoro di gennaio e febbraio torna d’attualità e dobbiamo ringraziare il Milan che si è fatto eliminare dalla Coppa Italia, altrimenti staremmo parlando di crisi conclamata. La Sampdoria non è stato un incidente di percorso, ma lo specchio di questa fase della Juve. Pesante, ferma, con poche idee e ancor meno soluzioni.

Chi ha impallinato Peluso la scorsa settimana va riascoltato alla luce della triste prestazione di Caceres, uno che è tutto fuorché un “pip player” (cit. Conte), ma che evidentemente paga il periodo e l’acido lattico nelle gambe. Il fatto vero è che Chiellini, il ruvido Chiellini, manca come l’acqua nel deserto.

Purtroppo, il discorso è antico: la Juve deve sempre andare al 110 per cento altrimenti soffre. Il top player è quello che ti fa vincere le partite che non meriti e si differenzia dal campione, che invece ti fa vincere tutte le altre. Di campioni la Juve è zeppa, ma di top ne ha uno solo: Pirlo, che pure ci è andato vicino a farcela vincere, questa di Parma.

Tuttavia il vero top player di solito sta là davanti, dove oggi boccheggiano i vari Giovinco, Quagliarella, Matri e l’acciaccato Vucinic. Quest’ultimo oltre tutto reo di peccato mortale: una finta fighetta che ha lanciato il contropiede di Sansone. (Contropiede? In vantaggio, alla mezz’ora del secondo tempo?)

La sensazione comunque rimane che il colpo del fuoriclasse oggi lo debba fare soltanto uno, per essere decisivo sul resto della stagione: il direttore Marotta. Se non arriva ’sto benedetto attaccante le partite di Parma si continueranno a non vincere. E amen in Italia, ma in Europa equivale ad alzare bandiera bianca definitiva.