domenica 21 ottobre 2012

E non era neanche vera Juve

Come qui si scriveva lo scorso 9 settembre: “se la qualità del campionato si cristallizzasse in quanto visto in questa seconda giornata sarebbe dura non ripetere l'exploit della scorsa stagione da imbattuti”. Non è elegante citarsi, ma è un espediente per dimostrare quanto sia poco sorprendente la situazione attuale, dove in otto partite se ne sono vinte sette, col maggior numero di gol fatti (19, quasi 2,5 a partita) e il minore di subiti (solo 4).

L'atteggiamento del Napoli è stato perfettamente allineato a quest'ordine di cose. Fosse sceso allo Stadium con la maglietta gialla avremmo pensato di rivedere la partita col Chievo: stesso atteggiamento tattico, stessa paura dell'avversario, stesso desiderio di tirare a campare verso un immeritato zero a zero.

Un piano che ha avuto senso per 80 minuti poi s'è squagliato come neve al sole, grazie ai colpi di due ragazzi appena alzati dalla panchina. (Avviso per Marotta: Pogba è un predestinato, ma è anche della scuderia di Raiola. Blindatelo!)

E dire che questa Juve non ha niente di luccicante e strabiliante. Anzi, in molti elementi (Vidal, Lichtsteiner e gli attaccanti, qualsiasi essi siano) si vede parecchia ruggine. Eppure basta e avanza per avere la meglio su un campionato obiettivamente troppo piccolo per lei. L'anno scorso doveva dare il 101 per cento tutte le partite. Quest'anno non arriva al 70 e vince sempre. È un segnale di grande forza morale, oltre che di una rosa che fa alzare dalla panchina i match winner dello scontro diretto.

L'unica vera incognita è capire come reggerà l'urto psicologico della Champions quando i giochi si faranno seri. Ma se non ci saranno imprevisti testacoda (e sinceramente, vista l'attuale maturità, non credo), questa è una squadra che può ammazzare il campionato in gran scioltezza. Dipende solo da lei è una frase fatta, ma non è mai stata tanto attuale.