martedì 19 giugno 2012

Prandelli non allena più in Provincia


Un'Italia brutta che vince è meglio di una bella che pareggia. E qui si scava il solco generazionale tra chi si ricorda il Catalano di "Quelli della notte" e chi non era ancora nato. Per esempio, Mario Balotelli, uno che se non sapesse di essere un campione sarebbe un fuoriclasse.

Se la Croazia avesse segnato all'ultimo secondo il gol del pareggio ci avrebbe eliminato, ma oggi nessuno s'appellerebbe al biscotto, perché un'Italia così avrebbe meritato l'eliminazione. Per fortuna, abbiamo incontrato una delle squadre più deboli del torneo (forse la più scarsa in assoluto) e due gol siamo riusciti a segnarli quasi senza volerlo.

Ora il gioco si fa duro e va fatto un salto di qualità anche mentale. Prandelli deve scrollarsi di dosso il suo allenare di provincia e capire che non si cambia soltanto tra una partita e l'altra: i grandi cambiano durante. Non sto parlando di uomini, che tirar fuori Di Natale e mettere Balotelli lo sa fare pure mio figlio. Parlo di schemi, di duttilità di formazione. Che se parti con la difesa a quattro e gli esterni non spingono, allora devi intervenire in corsa ricostruendo quella a tre, spostando più su Balzaretti e Abate, sulla linea del centrocampo. Magari togliendo De Rossi dal raggio d'azione di Pirlo, che sennò si pestano i piedi e rendono entrambi la metà.

Che se Di Natale nell'Udinese ama partire da sinistra devi permetterglielo senza costringerlo a un ruolo da prima punta di sfondamento, che non sa neanche come si fa. Facciamola breve: se prima di tutti il c.t. non si dimostra all'altezza, lontano non si va. Perché in questi casi puoi essere salvato dai fuoriclasse, ma l'Italia non ne ha. A parte uno che troppo presto ha capito di essere campione. Speriamo che questo gol lo convinga anche di essere un fuoriclasse.

Ah, per inciso, i fuoriclasse quando segnano, esultano.