lunedì 11 aprile 2011

Con questa difesa non si va in Champions (A-Team su LaStampa.it)

Nel dopopartita, l’allenatore del Genoa, Davide Ballardini, è spietato: “La Juve non andrà in Champions”. Non so da che cosa faccia derivare le sue certezze ma, nonostante la stizza di Delneri, mi trovo d’accordo. Purtroppo.

Innanzi tutto, perché è passata un’altra giornata e la nostra posizione in classifica rimane la stessa. Mestissima: settimi. È pur vero che abbiamo guadagnato due punti sul quarto posto, ma ormai mancano soltanto sei partite e i punti in palio sono 18.

Bisogna vincerle tutte, non si scappa. Comprese la trasferta romana con la Lazio, con le pericolanti Catania, Chievo (speriamo sia già salvo ora di allora) e Parma, nonché l’ultima col Napoli che potrebbe pure giocarsi lo scudetto.

Impresa che mi pare impossibile, vista anche la prova di ieri, che pure m’è piaciuta per grinta, voglia e tenacia. Una squadra con il peggior score casalingo della serie A non può pretendere di andare in Champions: anche col Genoa due gol, che fanno 40 in 16 partite. Una media imbarazzante di due gol e mezzo a partita.

In fase difensiva c’è troppo da lavorare, per sperare in una correzione di rotta in questo scorcio di campionato. Per fortuna, ci sono anche delle gran belle prospettive, prima fra tutte un Alessandro Matri, che promette di diventare un fior di centravanti. Ieri s’è visto anche il Pepe che desiderava Delneri a inizio stagione. Per il resto, s’è allungata la striscia di partite vinte: tre a fila non si vedevano dal 2009. Ma è un risultato che più che esultare, mi fa riflettere su tutti questi mesi di anonimato.

Tocca pure constatare che azioni di Delneri sono in rialzo. Temo più per mancanza di alternative vere che per quello che sta dimostrando. Lasciarsi abbacinare da un mese positivo, dopo nove di buio pesto, sarebbe delittuoso, ma ormai non mi sorprende più nulla.

lunedì 4 aprile 2011

Notte "maggica" aspettando i top (A-Team su LaStampa.it)

Con 11 punti e solo 3 gol subiti in 6 partite, contro Milan, Inter e Roma (una sola sconfitta, tre vittorie e due pareggi), a inizio campionato avrei immaginato ben altro destino. In una ipotetica classifica avulsa saremmo davanti al Milan, che ha 9 punti ma deve giocare la partita con la Roma, ai giallorossi, 7 (idem), e immensamente avanti all’Inter, 4 punticini stiracchiati.

Queste tre squadre alla vigilia del torneo erano le favorite, insieme con noi, e fantasticare sarebbe stato lecito sognare.

Perciò com’è possibile ritrovarsi a 18 punti dai rossoneri? La spiegazione, in fondo è piuttosto semplice, ed è stata confermata anche nella brillante notte romana. La Juve, oggi, per regalarsi soddisfazioni ha bisogno di giocare di rimessa, lasciando agli avversari l’onore di scrivere la partita.

Purtroppo, non è un atteggiamento che porta lontano, nel nostro campionato, perché poi quando trovi i Lecce e i Parma, che ti aspettano e ti colpiscono quando ti apri, sono dolori forti e inaspettati.

Stasera però è inutile crucciarsi, i nostri limiti si conoscono da mesi: stasera vale la pena lasciarsi cullare dalle stelle di una notte “maggica”. Magari, sognando i due top player promessi da Marotta. Tra questi, non credo s’includa Bastos, un ventottenne che non ha mai giocato in top club e ha la bacheca vuota. Da domani prepariamoci a sentire i nomi più disparati.

Intanto, un applauso di cuore a Fabio Grosso, uno che tace, suda, si mette a disposizione e poi fa partite da campione del mondo, in campo e fuori.

sabato 2 aprile 2011

La profezia

Per vari motivi, mi è capitato di dover rileggere questo pezzo scritto per il blog su La Stampa, l'11 maggio 2010, quando si stava ventilando l'arrivo di Gigi Delneri alla Juventus. Non mi ricordavo fosse tanto profetico. La cosa che m'ha divertito è stato rileggere i commenti.

CON DELNERI ABDICHIAMO DA GRANDI D'EUROPA

Dopo il miracolo Chievo e il miracolo Samp, pare che Delneri dovrà inventarsi il miracolo Juve. Perché ormai solo su quello possiamo confidare. La scelta del bravo artigiano della panchina (che sulle grandi piazze, Roma e Oporto, ha comunque fallito catastroficamente), sia che venga confermata sia che non lo sia dopo il tira e molla con Benitez (lui sì un top), decreta in modo inequivocabile che la Juventus ha abdicato. Il nostro ruolo da oggi è apertamente di rincalzo, una società che guarda con rispetto al quarto posto e si sfila dall’aristocrazia europea.

Dobbiamo riallineare sentimenti e aspirazioni a questa nuova dimensione. Un tempo l’Italia ci andava stretta (figuratevi a me, che non più di 7 anni fa scrissi “Dieci scudetti per una coppa”), oggi diventa larghissima.

Lo scudetto all’Inter possiamo soltanto sperare di toglierlo in tribunale, perché sul campo giochiamo un altro campionato: quello con la Sampdoria a cui stiamo sfilando l’allenatore. Uno che, nell’epoca della comunicazione post-Mourinho, a malapena s’intende quando parla.

Un difetto veniale che sarebbe pure poco elegante sottolineare, ma che diventa esiziale se si considera che cos’è diventato il calcio oggi. Avete visto Van Gaal come ha infiammato la folla bavarese, durante i festeggiamenti per la vittoria della Bundesliga?

Un allenatore non è più giudicabile soltanto dalla panchina. È un comunicatore, è il volto della squadra e della società. È un uomo copertina. Questo accade nei top club. Pure Ancelotti, che pure sembrava quello più riservato del gruppo, ha scritto (o s’è fatto scrivere, poco importa) un’autobiografia che sta facendo il giro del mondo.

Perciò dico che, se pure non arrivasse, aver preso in considerazione uno come Luigi Delneri è una dichiarazione d’intenti. Che siamo un’altra cosa rispetto alle speranze che fino a ieri avevamo.

venerdì 1 aprile 2011

Le "bestie" del calcio (da Max) 3/5

 
3. STIG TOFTING

Splendido esemplare di bestia in campo e fuori, il “Bulldog” non s’è risparmiato nulla, nemmeno la galera. Autore dell’autobiografia bestseller “No regrets” (“Nessun rimpianto”, come il suo tatuaggio sul ventre), il danese ha un’esistenza segnata dall’omicidio-suicidio dei genitori, ritrovati in casa quando aveva solo 13 anni. Nomade del calcio internazionale (Danimarca, Inghilterra, Germania, Svezia, Cina), si segnalò durante i Mondiali del 2002, quando riuscì a menare anche un compagno di squadra, Jesper Gronkiaer. Quell’anno e sempre con la Nazionale, meritò quattro mesi di carcere per aver preso a testate il proprietario di un ristorante, che aveva osato non gradirne il tipo di baldoria. Da invitare a cena.

Continua. Vedi anche: Vinnie Jones e Andoni Goikoetzea.