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lunedì 4 luglio 2011

Nient'altro da aggiungere, Vostro Onore

(Adnkronos) - L'Inter ha violato l'articolo dell'illecito sportivo (art. 1 e art. 6 del vecchio Codice di giustizia sportiva). Lo scrive il procuratore federale della Figc, Stefano Palazzi, nelle 72 pagine redatte per illustrare le motivazioni della decisione sull'esposto presentato dalla Juventus per lo scudetto 2005-2005.

La Procura federale ritiene che le condotte messe in atto dai vertici del club nerazzurro, come documentato dalle intercettazioni evidenziate durante il processo penale di Napoli, fossero ''certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale FC, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale".

Dai documenti ''è emersa l'esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare fra i designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti del settore arbitrale) ed il Presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti''.

''Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione telefonica, emerge l'esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo'' con l'obiettivo, tra l'altro "di condizionare il settore arbitrale''.

''La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente confidenziale delle conversazioni in atti'', afferma la procura.

Secondo la relazione, ''assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l'Inter e che oggetto delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra'', si legge ancora.

''In relazione a tali gare il presidente Facchetti si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la propria squadra nonche' della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi''.

''In alcuni casi -osserva la procura- emerge anche l'assicurazione da parte dell'interlocutore di intervento diretto sul singolo direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore arbitrale rivolge al proprio interlocutore, in cui si precisa che l'arbitro verra' 'predisposto a svolgere una buona gara' o, con eguale significato, che e' stato 'preparato a svolgere una bella gara'; o ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il presidente Facchetti sulla prestazione dell'arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che gia' gli aveva parlato''.

''In un caso, addirittura, il designatore arbitrale, nel tentativo di tranquillizzare il proprio interlocutore e sedare le preoccupazioni di quest'ultimo sulle tradizioni negative della propria squadra con un determinato arbitro, afferma che quest'ultimo è stato avvertito e che sicuramente lo score dell'Inter sotto la sua direzione registrerà una vittoria in piu' in conseguenza della successiva gara di campionato'', afferma ancora il procuratore.

''Tale capacità di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro e rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti puo' vantare nei confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella effettuazione anche di una cena privata con Bergamo e nello scambio di numerosi favori e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell'Internazionale, di gadget e borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc...) e non meglio precisati 'regalini'''.

martedì 28 giugno 2011

Sentimento impopolare

Nel 2005, da ministro della Giustizia, Roberto Castelli se ne uscì con questa bizzarra definizione: “la Giustizia, secondo la Costituzione, è amministrata in nome del popolo, questo hanno stabilito i padri costituenti. Il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo e ciò significa saper interpretare quel che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare”.

Di quale Costituzione non fece cenno, probabilmente disinteressato a quella italiana, che al contrario, all'articolo 10, recita chiaramente che la giustizia è “amministrata in nome del popolo” e i “giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Di “comune sentire” non ne parla minimamente, ed è ovvio: più che spesso il “sentimento popolare” è privo di nozioni giuridiche e garantiste. Ma sulle rive del Po tutto è concesso, perciò che Castelli, pur da Ministro della Repubblica italiana, se ne sia uscito con una fregnaccia monumentale non meraviglia nessuno.

Purtroppo, però, il concetto di “sentimento popolare” ha poi fatto breccia al punto che è stato unanimemente accolto nel calcio da Calciopoli in poi e introiettato così tanto dai tifosi da crederlo alla base della sentenza. Una superficiale ricerca su Google spingerebbe a credere che sia addirittura citato nelle motivazioni, ma nessun giurista al mondo (escluso Castelli, che è tutt'altro) si sognerebbe di metterlo per iscritto, neppure se lo pensasse.

La definizione, invece, fu coniata professor Mario Serio, direttore del dipartimento di diritto privato alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, uno dei cinque membri della Corte Federale. Sempre molto critico, si dimise dopo quella sbrigativa sentenza e commentò Calciopoli “come un'aberrante sentenza sull'onda del sentimento popolare”.

Ristabilita la realtà lessicale, attendiamo in queste ore che venga ristabilita anche la giustizia sportiva. Massimo Moratti parla ancora di “sensazioni” circa la congruità di tenere in bacheca uno scudetto malato. Stavolta però le impressioni non bastano: ci sono le intercettazioni che il “sentimento popolare” del 2006 ignorava (mi sarebbe piaciuto leggere come le avrebbe commentate il giornale rosa di allora, quello per cui – unico al mondo - lo scandalo era Moggiopoli).

Le probabilità che anche lo scudetto 2006 venga revocato sono molto alte. Ma la vera incognita è su che cosa succederebbe poi. Quali giochi di equilibrismo tra una prescrizione e l'altra permetterebbero a Giancarlo Abete di non infierire sull'Inter anche a livello sanzionatorio.

Il fixing del “sentimento popolare dei media” (soprattutto quelli controllati dalla forte lobby milanese) dà al momento un grande vantaggio per l'operazione “coperchio”: Moratti restituisce l'immeritato scudetto e tutto finisce lì.

La logica però va in senso contrario: se anche l'Inter verrà riconosciuta inadatta a indossare quel tricolore è perché qualcosa di poco pulito ha combinato. Toglierle uno scudetto che non ha mai vinto non è una punizione proporzionata.

Sono curioso di scoprire che cosa s'inventerà Abete. Perché da buon democristiano qualcosa se lo inventerà di certo.

sabato 18 giugno 2011

Tutti colpevoli, nessun colpevole?

Ho l'onore di essere amico di due veri maestri di un giornalismo che non c'è più. E che, proprio perché troppo qualificati, l'editoria italiana, ormai cronicamente incapace di riconoscere il valore aggiunto dei fuoriclasse e interessata soltanto ai conti economici, li ha spinti alla pensione. Meglio una pletora di stagisti a costo zero che altrettanto abbiano da dire (e da protestare sindacalmente, ma questo è un altro discorso), che due esperti signori, con decine di Mondiali e Olimpiadi nelle suole.

Due così dovrebbero essere prime firme dei maggiori quotidiani italiani, invece si trovano a barcamenarsi tra web, canali televisivi regionali e il riconoscimento di quei lettori ancora non obnubilati e rimbambiti dal giornalismo megafono dei poteri forti.

Questi due maestri è ora che li presenti: si chiamano Roberto Beccantini e Franco Rossi.

Ebbene, entrambi, in tempi non sospetti, perciò pre-Calciopoli, mi regalarono due aforismi del tutto coincidenti. Mi risuonano in testa sempre più spesso, in questo disgraziato periodo.

Il Beck, mentre raccoglievo il materiale per Moggi Bianco & Noir (che, ci tengo a ricordarlo, non fu un instant-book, ma nacque prima dello scandalo, anche se venne pubblicato in contemporanea), mi dettò brutalmente: “Nel calcio il più pulito ci ha la rogna”.

Francone, senza consultarsi, rimarcò: “In un bordello è inutile cercare vergini”.

Ovvio che queste due lapidarie definizioni viene da applicarle quando si commenta la radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini. È giusto infliggere la condanna a morte sportiva a tre persone che facevano quello che s'è poi scoperto facevano molti altri, che oggi circolano a testa alta, felici e vincenti?

Tutti colpevoli, nessun colpevole: il padre di questo scempio giuridico fu Bettino Craxi, quando, all'alba di Tangentopoli, col celebre discorso in Parlamento provò a smuovere le coscienze degli altri responsabili di partito. Che tacquero. E lui non trovò di meglio che scappare all'estero. Oggi qualcuno prova a riabilitarlo, ma soltanto per avere vantaggi di sponda.

Perché il tema continua a riproporsi: l'Italia è piena di bordelli e, ogni tanto, qualcuno viene beccato dalla Buoncostume. Allora, prova a salvarsi dicendo che così fan tutti.

Non so, sarà che lo faran pure tutti, ma non io, però 'sta cosa che se tutti infrangono la legge allora non deve pagare nessuno a me fa girare gli zebedei a elica. Se ogni tanto provassimo ad applicare l'antica norma che se uno infrange la legge paga, indipendentemente da quello che gli succede attorno, è tanto rivoluzionario?

Poi, certo, tecnicamente Moggi e Giraudo sono stati incastrati senza uno straccio di prova vera, da tribunale serio. Ma altrettanto possiamo dire, tanto per fare nomi, dell'amministratore delegato del Milan che cenava di nascosto con Collina o dei massimi dirigenti interisti che promettevano un posto in banca all'arbitro Nucini. Per tacere degli attuali presidenti di Lazio e Fiorentina.

E, allora, perché i primi sono stati condannati a morte (sportiva) e gli altri no? Questo qualcuno, lì nel bordello, dovrebbe spiegarcelo. Così potremmo grattarci la rogna consapevolmente. Chissà, magari pure abituandoci ad auspicare un rivoluzionario: tutti colpevoli, tutti puniti.

venerdì 18 febbraio 2011

Scudetto 2006, messaggi in codice

 
Qualcosa di importante sta bollendo in pentola sul fronte dello scudetto 2006. L’indizio che conferma gli spifferi che si fanno sempre più insistenti arriva dal taglio basso di pagina 35 del Corriere della Sera. Fabio Monti è una delle firme di punta della redazione sportiva del quotidiano e, soprattutto, è molto inserito nelle cose nerazzurre. Oggi sigla un pezzo (f.mo.) che già dal titolo suona strano: “La Fgci impiega un anno a deferire l’Inter”.

Perché usare un attacco così aggressivo per un articolo di scarso interesse? La questione infatti riguarda il trasferimento nel gennaio 2009 di Goran Pandev dalla Lazio all’Inter. La Procura federale ha deferito alla Commissione disciplinare Rinaldo Ghelfi (vicepresidente dell’Inter) e Marco Branca (d.t.) per aver trattato con Carlo Pallavicino, che nell’occasione era agente e non procuratore del giocatore. Quisquilie: l’Inter rischia al massimo una multa.

C’è però un passaggio che fa sobbalzare, inserito con voluta non chalance: “La vicenda è il segnale del peso politico sempre crescente di Lotito in Federcalcio (e in Lega) e anticipa il trattamento che verrà riservato all’Inter a fine stagione, quando le verrà revocato dal Consiglio federale lo scudetto 2006, nell’ambito della rivisitazione di Calciopoli”.

Monti usa il futuro semplice: “verrà revocato”. Se certe dichiarazioni si cominciano a leggere sul Corriere della Sera, sempre molto vicino all’Inter e non solo in termini commerciali, vuol dire che si sta preparando il terreno per un esito che in molti ambienti già si dà per scontato.