Sarà anche solo per ventiquattr’ore, ma la Juve è di nuovo in testa da sola, in attesa di vedere che cosa farà la Roma in casa col Cagliari. Al di là del risultato dei giallorossi, la squadra di Conte si ritrova con due punti in più rispetto alla scorsa stagione, quando ammazzò letteralmente il campionato. Arriva in vetta con un filotto di 5 vittorie a fila, con 12 gol fatti e soprattutto zero subiti.
Sembra davvero che Firenze rappresenti una chiave di volta e spezzi questa fase di stagione in un prima e un dopo i quattro schiaffoni. La Juve del prima non aveva subito gol soltanto nel derby, quella del dopo non ne prende uno. Qualcosa, nella testa, quei quattro ceffoni l’ha indubitabilmente fatto scattare.
Inutile nasconderselo, il Livorno è pochissima cosa e dovrà lottare duro per conquistare il quart’ultimo posto, tuttavia è stata una vittoria di personalità. Conte s’è dovuto inventare dal nulla una formazione che in difesa rasentava il delirio creativo. Ha funzionato tutto, anche la pazienza che la squadra ha sfoggiato davanti al muro amaranto.
Talvolta questi atteggiamenti avversari premiano oltre ogni merito, quindi applausi alla capacità di non farsi innervosire e di andare avanti imperterriti a macinare gioco. Una partita, questa di Livorno, che mi ricorda molto quella di Parma, facendo le giuste proporzioni tra le due avversarie. Qui come là, però, abbiamo trovato squadre devote al primo non prenderle, pronte a firmare col sangue lo zero a zero. Complimenti perciò ai Conte boys che a tali patti non scendono mai.
E complimenti alla neo-coppia Tevez-Llorente. Quest’ultimo dovrebbe fare un bel giro d’Italia a raccogliere scuse, dopo l’accoglienza iniziale. Si faccia pure accompagnare da Conte, al quale erano bastate poche settimane per sentirsi dare del rovina-attaccanti. Fernando come Bendtner o Anelka: quante ne abbiamo lette. Io, vecchio rancoroso, non le dimentico.
domenica 24 novembre 2013
lunedì 11 novembre 2013
La supremazia non si misura in centimetri
È piuttosto patetico che una partita come quella ammirata allo Stadium venga ridotta ai 21 centimetri in fuorigioco di Llorente in occasione del gol lampo. Il calcio è uno sport vivo, di movimento e di contatto, e 21 centimetri sono misura andrologica da spogliatoio, non da campo.
Il rettangolo verde ci ha regalato ben altre indicazioni. La curva a inizio partita ha esibito una scenografia con il sottotitolo “In Italia c’è solo una squadra”. Non so se sia vero, di certo col Napoli c’è stata una sola squadra in campo.
Il gol del navarro ha solo accelerato l’ineludibile e gli azzurri ne escono tremendamente ridimensionati, considerando che in due scontri diretti con Juve e Roma hanno rimediato cinque gol senza farne neppure uno. Gli stessi giallorossi, acciuffati al 94’ dal bianconero d’esportazione Berardi, ora dovranno gestire il contraccolpo psicologico di quattro punti concessi ai bianconeri in due partite. Turni che, tra l’altro, avrebbero dovuto essere favorevoli ai giallorossi.
Siamo a un terzo quasi esatto del campionato e Conte ha rimesso in ordine le statistiche: negli ultimi quattro turni con Genoa, Catania, Parma e Napoli, dieci gol fatti e soprattutto zero subiti. Anche quest’ultima colonna sta rientrando nei ranghi abituali, dopo aver allarmato non poco il mister. E i tabellini dicono che la Juve è seconda a un’incollatura, con gli stessi punti dello scorso anno, col secondo miglior attacco (26 contro i 29 dell’inter) e la seconda miglior difesa (10 contro i 3 della Roma). Questa è la squadra che qualche settimana fa contro i veniva dipinta in crisi di gioco e di volontà.
Impossibile fare una classifica dei migliori, quando una squadra gira come un cronografo. Certo, abbagliano per la bellezza i gol di Pirlo e Pogba. Quest’ultimo, 20 anni, gioca da professionista con la leggerezza che in molti non hanno quando giocano al giovedì all’oratorio. Soltanto a pensarla una roba come quella che s’è inventato sul gol è da pazzi. E dire che Reina, gran portiere, è stato decisamente il migliore dei suoi.
Grande Pirlo, monumentale Barzagli, al meglio Buffon: i vecchi leoni hanno mostrato gli artigli. Ma ottimo anche Asamoah e in crescita Isla, alla settima partita in stagione, segno che Conte ha deciso che può contare ancora su di lui. Come Llorente alla nona presenza con quattro gol, tutti pesantissimi. Questo è il giocatore che qualcuno già accomunava a Bendtner e Anelka. Questo qualcuno non era certo il mister e, direi, nemmeno Tevez, che pare apprezzare far coppia con un corazziere che fa a sportellate anche per lui.
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giovedì 31 ottobre 2013
lunedì 28 ottobre 2013
Allo Stadium un Genoa incommentabile
Il rispetto dell’avversario non può passare sopra ai principi
sportivi, ai valori, alla base della tenzone agonistica. La
competitività nello sport è tutto e se una squadra è mal
attrezzata, mal disposta e pessimamente assemblata non lo si deve
sottacere in nome di chissà quale etica cavalleresca.
Questo Genoa è indegno della serie A. E se si salverà a fine anno è perché il torneo a 20 squadre sta definitivamente mostrando la corda, esibendo contemporaneamente cinque o sei squadre che soltanto fino a qualche anno fa non sarebbero mai state ammesse alla massima competizione nazionale. È il triste risultato della crisi economica ma anche di una miope programmazione del sistema calcio italiano.
Il discorso ci porterebbe troppo lontano, tuttavia riesce più facile parlare dell’incapacità dei Grifoni di esprimere anche il gioco più elementare, piuttosto che celebrare la ritrovata compattezza della Juve. Che pure c’è stata, dando seguito alla confortante partita di Madrid (ah, che ridere, dopo il Clasico di sabato CR7 piange e si lamenta degli arbitri. Che buffo, eh?).
Sarà un caso, ma se cresce Vidal cresce tutta la squadra, il gioco diventa più arrembante, gli schemi trovano fluidità. Anche Llorente ha fatto la sua parte, confermando che col suo arrivo la rosa s’è rinforzata, altroché. Continuando a spigolare sui singoli, oltre a un monumentale Pirlo e a un inutile Buffon (avessi giocato io in porta avremmo vinto lo stesso), una citazione a parte la meritano Bonucci e Pogba.
Il difensore ha concentrato in 90 minuti tutti i difetti di inizio avventura juventina. Svagato, pasticcione, persino un po’ piacione. Troppi palloni sprecati e disattenzioni potenzialmente pericolose. Merita un paio di partite di riposo per tornare nella massima forma quando servirà davvero, cioè nelle ravvicinatissime sfide con Napoli e Real.
Ancora più innamorato di se stesso è Pogba. Che poi, siamo d’accordo, anche noi stiamo prendendo una brutta cotta nei suoi confronti, ma soltanto l’età lo giustifica quando tenta certi ghirigori. Compito del mister fargli capire che i campioni fanno i numeri, ma i fuoriclasse li fanno solo quando servono.
In ogni caso, commentare una sfida quando l’avversario esulta se supera la metà campo è un esercizio di stile sterile. Temo lo sarà anche la sfida infrasettimanale col Catania. Se però gli organi istituzionali non interverranno, dovremo abituarci a commentare sempre più di frequente l’incommentabile.
Questo Genoa è indegno della serie A. E se si salverà a fine anno è perché il torneo a 20 squadre sta definitivamente mostrando la corda, esibendo contemporaneamente cinque o sei squadre che soltanto fino a qualche anno fa non sarebbero mai state ammesse alla massima competizione nazionale. È il triste risultato della crisi economica ma anche di una miope programmazione del sistema calcio italiano.
Il discorso ci porterebbe troppo lontano, tuttavia riesce più facile parlare dell’incapacità dei Grifoni di esprimere anche il gioco più elementare, piuttosto che celebrare la ritrovata compattezza della Juve. Che pure c’è stata, dando seguito alla confortante partita di Madrid (ah, che ridere, dopo il Clasico di sabato CR7 piange e si lamenta degli arbitri. Che buffo, eh?).
Sarà un caso, ma se cresce Vidal cresce tutta la squadra, il gioco diventa più arrembante, gli schemi trovano fluidità. Anche Llorente ha fatto la sua parte, confermando che col suo arrivo la rosa s’è rinforzata, altroché. Continuando a spigolare sui singoli, oltre a un monumentale Pirlo e a un inutile Buffon (avessi giocato io in porta avremmo vinto lo stesso), una citazione a parte la meritano Bonucci e Pogba.
Il difensore ha concentrato in 90 minuti tutti i difetti di inizio avventura juventina. Svagato, pasticcione, persino un po’ piacione. Troppi palloni sprecati e disattenzioni potenzialmente pericolose. Merita un paio di partite di riposo per tornare nella massima forma quando servirà davvero, cioè nelle ravvicinatissime sfide con Napoli e Real.
Ancora più innamorato di se stesso è Pogba. Che poi, siamo d’accordo, anche noi stiamo prendendo una brutta cotta nei suoi confronti, ma soltanto l’età lo giustifica quando tenta certi ghirigori. Compito del mister fargli capire che i campioni fanno i numeri, ma i fuoriclasse li fanno solo quando servono.
In ogni caso, commentare una sfida quando l’avversario esulta se supera la metà campo è un esercizio di stile sterile. Temo lo sarà anche la sfida infrasettimanale col Catania. Se però gli organi istituzionali non interverranno, dovremo abituarci a commentare sempre più di frequente l’incommentabile.
domenica 20 ottobre 2013
A Firenze un incubo di 15 minuti
Quindici minuti da incubo, ma non illogici. A Firenze la
Juve ha concentrato in un quarto d’ora i mali di una stagione. Tuttavia più dei
quattro gol in soffio e praticamente tutti con chiare responsabilità dei
nostri, quello che stordisce è che fino al 66’ la partita era in controllo e le
uniche recriminazioni riguardavano l’incapacità di segnare il terzo gol.
Spiace aver regalato una gioia così alla Viola, ma la preoccupazione è per il futuro, che non è semplicemente quello prossimo di mercoledì a Madrid. L’impressione che se ne ricava a caldo è che la Juve stia soffrendo di mali profondi.
La difesa, tanto per dire il più grave, non tiene più come una volta. Buffon non solo non fa più miracoli, ma prende anche gol evitabili. Il trio Barzagli Bonucci e Chiellini vanno in apnea, il centrocampo non fa filtro. Pogba, pur dall’alto della sua classe, gioca spesso in irresponsabile leggerezza.
Non si spinge più sulle fasce. Asamoah arriva sul fondo con difficoltà (oltre ad aver causato un rigore da denuncia penale, con l’avversario che andava lontano dalla porta), Padoin manco ci pensa. Lichtsteiner è davvero uno dei pochi insostituibili di questa squadra. E non è un bel segno, perché in una squadra che punta ai massimi livelli ci vuole una panchina profonda.
Mi pare però che il dato più preoccupante sia tutto mentale. La Juve non ha più la testa dello scorso anno. Gli alert di Conte oggi si capiscono meglio.
Ora arriva Madrid e un bivio che può segnare una stagione. Se si fa risultato la partita di Firenze entra nel Museo degli Orrori come un episodio, se si perde, dobbiamo ammetterlo: la crisi diventa conclamata. Intanto, la Roma è lontana già 5 punti. Speriamo di non dovercene rammaricare già a ottobre.
Spiace aver regalato una gioia così alla Viola, ma la preoccupazione è per il futuro, che non è semplicemente quello prossimo di mercoledì a Madrid. L’impressione che se ne ricava a caldo è che la Juve stia soffrendo di mali profondi.
La difesa, tanto per dire il più grave, non tiene più come una volta. Buffon non solo non fa più miracoli, ma prende anche gol evitabili. Il trio Barzagli Bonucci e Chiellini vanno in apnea, il centrocampo non fa filtro. Pogba, pur dall’alto della sua classe, gioca spesso in irresponsabile leggerezza.
Non si spinge più sulle fasce. Asamoah arriva sul fondo con difficoltà (oltre ad aver causato un rigore da denuncia penale, con l’avversario che andava lontano dalla porta), Padoin manco ci pensa. Lichtsteiner è davvero uno dei pochi insostituibili di questa squadra. E non è un bel segno, perché in una squadra che punta ai massimi livelli ci vuole una panchina profonda.
Mi pare però che il dato più preoccupante sia tutto mentale. La Juve non ha più la testa dello scorso anno. Gli alert di Conte oggi si capiscono meglio.
Ora arriva Madrid e un bivio che può segnare una stagione. Se si fa risultato la partita di Firenze entra nel Museo degli Orrori come un episodio, se si perde, dobbiamo ammetterlo: la crisi diventa conclamata. Intanto, la Roma è lontana già 5 punti. Speriamo di non dovercene rammaricare già a ottobre.
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