sabato 14 maggio 2011

Roberto ManCity

Non so che cosa significhi, ma mentre il Milan festeggia lo scudetto, il Manchester City di Roberto Mancini vince la FA Cup, con Mario Balotelli eletto man of the match.

mercoledì 11 maggio 2011

Come previsto, JC Blanc saluta

Lo avevamo anticipato: Jean-Claude Blanc non è più direttore generale e amministratore delegato della Juve.

martedì 10 maggio 2011

Con lo Shuttle o a piedi, ciao a (quasi) tutti (A-Team su LaStampa.it)

Finalmente, l’agonia è finita e possiamo lecitamente pensare al futuro. Prima di concentrarci su chi debba arrivare, proviamo a fare il punto di chi debba rimanere e di chi si possa salutare, senza sventolio di fazzoletti bianchi. Ovvio che l’80 per cento di quelli che farei partire resteranno (non si può rivoluzionare la rosa ogni anno), ma questo è soltanto lo specchio di ciò che è oggi la Juve.

Buffon: va ricostruito psicologicamente, ma va tenuto.
Storari: col broncio perenne, lasciamolo andare a borbottare altrove.
Manninger: buon terzo, in attesa di un secondo giovane e promettente. Da tenere.

Barzagli: ha fatto il suo onestamente. Da tenere.
Bonucci: se non gli diciamo che è Beckenbauer, va tenuto.
Chiellini: da ricostruire, ma anche da tenere qui con le catene.
Motta: da spedire con il Concorde.
De Ceglie: se qualcuno lo vuole, non facciamolo insistere.
Grosso: scaduto per limiti d’età.
Grygera: grazie, ma basta.
Rinaudo: chi?
Sorensen: da tenere, magari vedendolo al centro.
Traoré: prima di spedirlo dove merita, facciamoci restituire i soldi.

Aquilani: nonostante tutto, da tenere.
Krasic: ma facciamogli fare vacanze riposanti quest’estate.
Marchisio: da tenere, ma basta montargli la testa.
Martinez: non fatemi infierire, le colpe non sono neppure tutte sue.
Melo: datemi il là e lo porto io in spalla oltre confine.
Pepe: qualcuno va pur tenuto.
Salihamidzic: grazie e ciao, ha dato fin troppo.
Sissoko: regaliamolo pure a chi se lo piglia.

Del Piero: il capitano dei tre stadi. Punto.
Iaquinta: prolunghiamo la lunga assenza fino al distacco definitivo.
Matri: questo è buono davvero. Da tenere stretto.
Quagliarella: se si rimette, va tenuto, ma dopo un infortunio così è rischiosissimo.
Toni: come quinto attaccante, un bestione d’area così lo tengo.

Delneri: da spedire con lo Shuttle.
Marotta: gli farei fare coppia fissa con Delneri, ma una seconda chance l’avrà di sicuro.
Andrea Agnelli: mi fido un altro anno del suo cognome, ma per favore non faccia parlare così tanto l’altro ramo di famiglia.

lunedì 9 maggio 2011

L'oligopolio non fa bene al calcio

Con le vittorie nel weekend contro Chelsea (2-1) e nel derby con l’Espanyol (2-0), Manchester United e Barcellona si aggiudicano di fatto Premier e Liga, confermando il trend degli ultimi anni, secondo il quale chi va in finale in Champions vince anche in casa.

Oramai si viaggia a colpi di doppiette e triplette. È il caso dell’Inter della scorsa stagione, del triplete del Barcellona dell’anno prima e della doppietta del Manchester di quella prima ancora.

Tendenza che sarebbe stata confermata anche in caso di risultato invertito in Europa (spesso le finali si vincono per gli episodi), perché quest’anno chiunque vinca fa doppietta, lo scorso anno a Madrid arrivarono Inter e Bayern con la doppietta domestica già in tasca e lo stesso accadde a Roma nel 2009 quando il Barça conquistò il triplete contro il ManU già campione inglese e di Coppa di Lega. Nel 2008 non poté esserci una sfida tra vincenti del proprio campionato soltanto perché si incontrarono ManU e Chelsea, che comunque conclusero prime e seconde in Premier.

È soltanto un dato statistico? Non credo. Mi sembra piuttosto una radicalizzazione del potere sportivo in pochissime mani, che tendono ad arraffare tutto. Non fa di certo bene allo sport, ma senza adeguati correttivi (tetti degli ingaggi, spalmatura più equa dei diritti televisivi, revisione delle norme finanziarie e di equità fiscale) non c’è alternativa.

Finché la tendenza si incancrenirà e dai duopoli nazionali dei maggiori campionati europei (e in Italia il rischio è ancora più alto, come si è accorto Mario Sconcerti sul Corriere di oggi, perché ristretto al derby di una sola città), si giungerà a uno strettissimo oligopolio della Champions, che è già in atto ma che rischia di restringersi a tre o quattro squadre al massimo. E, allora, sarà ben difficile trovarci delle italiane.

domenica 8 maggio 2011

Se questo non è un campione



2001-2002 Ajax
2003-2004 Ajax
2004-2005 Juventus
2005-2006 Juventus
2006-2007 Inter
2007-2008 Inter
2008-2009 Inter
2009-2010 Barcellona
2010-2011 Milan

Questi sono i campionati vinti da Zlatan Ibrahimovich: nove su dieci stagioni. E c'è chi lo discute.